Si è tenuta sabato 15 ottobre la manifestazione di solidarietà alla lotta delle donne iranianeDonna, Vita, Libertàdavanti alla Prefettura di Caserta. La manifestazione promossa unitariamente da Cgil, Cisl e Uil Caserta, con l’adesione di: Arci Caserta, Nero e non solo!, ASC – Arci servizio civile Caserta APS, Rain Arcigay Caserta, Libera, nomi e numeri contro le mafie, Sunia Caserta, Italia Nostra sez. “Antonella Franzese”, Comitato per Villa Giaquinto, Apeiron cooperativa sociale, Associazione Meduc Stefano Tonziello, Radici APS, Associazione Melagrana, Le Piazze del Sapere, Anpi Caserta, Anolf, Anteas, Laboratorio Sociale Millepiani, Auser Caserta circolo Teresa Noce, Auser Casagiove, Comitato don Peppe Diana, Centro sociale Ex Canapificio, Campo de’ fiori – officina del libero pensiero, e degli istituti scolastici ITIS- LS Francesco Giordani, IC Luca Tozzi di Frignano. ISISS Amaldi- Nevio. Un’iniziativa a sostegno alla lotta delle donne Iraniane e di tutti i popoli oppressi, partita dall’uccisione di Masha Amini e divenuta oramai rivoluzione, per l’affermazione della democrazia, dei diritti civili, sociali, economici e culturali.

Questo il testo dell’appello lanciato per la manifestazione.

DONNA, VITA, LIBERTÀ

Un grido di rabbia e dolore si ascolta per le strade iraniane in questi giorni: “Sin-Jiyan- Azadi”
In prima fila, contro il regime teocratico degli ayatollah, ci sono le donne.

Donne che sventolano i loro hijab e li bruciano facendone falò di resistenza e che tagliano i propri capelli sfidando i dogmi morali di un fondamentalismo oppressivo.
Donne in rivolta contro quella polizia religiosa in assetto antisommossa che usa manganelli e spara proiettili veri, responsabile della morte di Mahsa Amini, avvenuta a Teheran il 16 settembre. Mahsa Amini era una giovane ragazza kurda-iraniana, il cui vero nome era Jina Amini ma ai kurdi è vietato non solo parlare nella loro lingua ma anche usare i loro nomi. Jina è stata arrestata dalla polizia morale perché non indossava
correttamente il velo, i capelli non erano del tutto coperti così come prescrivono le leggi fondamentaliste degli ayatollah. Così la giovane Jina, bastonata e torturata dai suoi carcerieri muore a seguito delle violenze subite. Jina, come tante altre giovani iraniane di cui neppure si conoscono le storie, resta vittima del regime perché chiede di esistere. Sono anni che in quei luoghi le donne, ritenute colpevoli di comportamenti
inadeguati, vengono arrestate e punite.

Stavolta no, stavolta le donne non ci stanno ed esplode una rabbia violenta che trascina la protesta in ogni angolo del paese e che cresce di intensità dopo l’uccisione di altre giovani donne. E così centinaia di arresti e tanto sangue innocente viene versato, ma le donne iraniane non si arrendono e non accettano quelle morti dettate da politiche integraliste, oppressive e misogine, che puntano a creare meccanismi di dominazione a favore degli uomini, ad ogni livello, anche tra le mura domestiche. Ma, ancora una volta, le donne iraniane diventano avanguardia di un cambiamento non più prorogabile.

Stanche di essere calpestate nei loro diritti non vogliono più vivere di paura, non vogliono più essere soggetti limitati e senza voce. Sono pronte a denunciare gli abusi e si appellano alla forza della resistenza collettiva. AI loro fianco i loro compagni che scendono in piazza contro il regime e denunciano la repressione di tutte le libertà individuali, la diffusa corruzione tra i gruppi di potere e l’insostenibile impoverimento di migliaia e migliaia di famiglie.

Una vera e propria rivoluzione.
Il mondo non può ignorare ciò che sta accadendo in Iran.
Le donne iraniane vanno sostenute nella loro lotta.
Loro sono la rivoluzione e noi con loro.

Donna, Vita, Libertà!