Lunedì  15 giugno 2015, alle ore 18.00, presso la Feltrinelli di Caserta verrà presentato il libro "Semplicemente" di Michele Amoruso, Edizioni Melagrana.
Intervengono:  Antonio Luongo, Professore di Filosofia del Diritto all'Università Parthenope di Napoli, Mary Castellano, insegnante, Pasquale Iorio, Presidente delle Piazze del Sapere, Vincenza Campagnuolo, Edizioni Melagrana, Michele Amoruso, autore.

 

Michele Amoruso,

nasce a Caserta il 16/03/1955. Sin dall’adolescenza è impegnato nel sociale ed in politica.

Ha militato nella Federazione dei Giovani Comunisti Italiani e nel Partito Comunista Italiano ricoprendo incarichi di responsabilità a livello cittadino.

Si laurea in Psicologia presso l’Università La Sapienza di Roma nel 1980. Appena dopo la laurea lascia il Partito Comunista Italiano poiché crede ad una sorta di incompatibilità tra l’adesione ad un partito, inteso come parte di, e il prendersi cura di tutti. Una sorta di incompatibilità tra l’adesione incondizionata, che presuppone una sorta di atto di fede, che è tipico di un militante, e la necessità di avere la mente sgombra da pregiudizi di qualsiasi tipo per poter al meglio affrontare le problematiche delle diverse individualità. Dal 1980 in poi si dedica alla psicologia relazionale e familiare a Roma ma, ben presto, abbraccia la psicologia dinamica del profondo. Da oltre venti anni è impegnato nella cura dei disturbi alimentari psicogeni. Tale interesse, probabilmente, nasce contemporaneamente quando decide di impegnarsi nel sociale come membro dello Slow Food, organizzazione che ha come interesse il cibo buono, giusto e pulito, abbracciando, così tematiche di natura ambientale.

Collabora con la guida delle “Osterie D’Italia” dello Slow Food Editore come segnalatore di ristoranti ed osterie della Regione Campania.

Le tematiche del rapporto con la terra e con il cibo sono affrontate nei tre racconti presentati in questo libro come metafora di un ritorno all’unico rapporto vero che è il rapporto dell’uomo con la terra ed i suoi prodotti. Altra metafora veicolata nei racconti attraverso il cibo è la tematica del percorso per la semplicità che non è certamente superficialità e/o semplicismo.

 

Semplicemente

Questi racconti nascono nella mente dell’autore apparentemente separati; pensati ognuno per se stessi ma, ben presto si presentano come un intreccio unitario; una strada che il personaggio, Stefano, immagina per arrivare alla semplicità.

La “semplicità” che ha in mente l’autore non è semplicismo e/o una sorta di “facilità”, ma è un percorso complicato che investe diversi aspetti della vita. Il primo racconto, “L’Unica cosa certa è il caso”, iniziato a scrivere quando l’autore aveva ventotto anni e completato venticinque anni dopo, è l’inizio del percorso verso la “semplicità” e si occupa di liberare la mente da pregiudizi che condizionano e complicano i gesti ed i rapporti verso se stessi e il mondo esterno. In questo racconto domina l’interrogarsi silenzioso e solitario, la meditazione profonda e travagliata come strumento per raggiungere una sorta di equilibrio tra il bisogno della maschera e la consapevolezza di se stessi: la sincerità. L’autore crede che è nello sbilanciamento verso il momento della maschera che nascono

molti equivoci verso se stessi e tensioni verso il mondo. In questo racconto prevale il bisogno di sincerità inteso come equilibrio identificato nel gesto di posare per un momento la maschera per mettere fuori il proprio viso riposato. Il secondo racconto “Il tanto e il niente, il troppo e il poco, il più e il meno” lo possiamo concettualizzare come il momento successivo al raggiungimento della consapevolezza interiore e cioè una sorta di svuotamento del proprio “armadio” personale, questa volta inteso come oggetti inutili per arrivare al vero rapporto tra sé e il mondo. Nel terzo racconto “Ci sta bene” è trattata, attraverso la metafora del cibo, la strada che ha in mente l’autore per coltivare la vera bellezza intesa come un continuo togliere, sottrarre per arrivare al centro delle cose.